GIOIA MIA
Regia di Margherita Spampinato
Genere Drammatico, – Italia, 2025,
durata 90 minuti
Con Gioia mia, Margherita Spampinato firma un esordio delicato e sorprendentemente maturo, capace di trasformare una storia semplice in un racconto universale sull’infanzia, la solitudine e l’incontro tra generazioni.Il film segue Nico, un bambino abituato alla frenesia del mondo contemporaneo, che viene catapultato in Sicilia per trascorrere l’estate con una parente anziana e apparentemente distante dal suo universo. L’impatto tra i due è immediato: da una parte l’energia caotica dell’infanzia moderna, dall’altra un tempo lento, fatto di abitudini antiche, silenzi e regole non scritte.Spampinato costruisce il racconto con grande sensibilità, evitando sia il sentimentalismo facile sia lo scontro generazionale stereotipato. Il film non mette mai davvero i personaggi uno contro l’altro: li osserva mentre imparano a decifrarsi, a condividere spazi, a riconoscere fragilità e bisogni reciproci. È proprio in questa gradualità che il film trova la sua forza.Uno degli elementi più riusciti è la capacità di restituire il tempo dell’infanzia senza artifici. Nico non è mai idealizzato: è vivace, a tratti scontroso, ma profondamente vero. Allo stesso modo, la figura della zia non è ridotta a un archetipo nostalgico: dietro la sua durezza si intravedono solitudini, abitudini consolidate e una necessità di controllo che nasconde vulnerabilità.La regia è sobria, attenta ai dettagli, spesso quasi invisibile. Spampinato preferisce i piccoli gesti ai grandi eventi: uno sguardo, una porta che si chiude, una conversazione interrotta. Questa scelta stilistica rende il film estremamente naturale, quasi osservativo, e rafforza la sensazione di trovarsi dentro un’estate reale più che dentro una costruzione narrativa.Dal punto di vista emotivo, Gioia mia cresce lentamente. Non cerca il colpo di scena né il momento melodrammatico, ma costruisce un legame che si percepisce per accumulo, fino a diventare evidente senza bisogno di dichiarazioni esplicite. È un cinema che chiede attenzione e restituisce intimità.Se c’è un limite, è forse nella sua stessa coerenza: la scelta della misura e della semplicità, così rigorosa, può far percepire a tratti un certo trattenimento emotivo. Ma è anche questa coerenza a definire l’identità del film.Gioia mia è un esordio che colpisce per autenticità e sensibilità. Un film che parla di crescita e di incontro, ma soprattutto della possibilità che due mondi lontani possano riconoscersi senza bisogno di cambiare completamente, solo imparando a guardarsi.
DOMENICA 02/08 |
21,00 |

