KOKUHO – IL MAESTRO DI KABUKI
Regia di Sang-il Lee
Genere Drammatico, – Giappone, 2025,
durata 174 minuti
Con Kokuho – Il maestro di Kabuki, il regista giapponese Lee Sang-il firma un’opera di grande respiro che unisce il racconto di formazione al melodramma artistico, immergendo lo spettatore nell’universo affascinante e rigoroso del teatro kabuki. Tratto dall’acclamato romanzo di Shuichi Yoshida, il film non si limita a raccontare l’ascesa di un attore, ma riflette sul rapporto tra talento, disciplina, identità e sacrificio, trasformando il palcoscenico in una metafora della vita stessa.
La storia segue Kikuo, giovane proveniente da una famiglia legata alla criminalità organizzata, la cui esistenza cambia radicalmente quando viene accolto da una prestigiosa dinastia di attori kabuki. Qui cresce accanto a Shunsuke, erede naturale della famiglia, instaurando con lui un rapporto complesso fatto di amicizia, rivalità e reciproca ammirazione. Mentre gli anni scorrono e l’apprendistato si fa sempre più duro, entrambi sono chiamati a confrontarsi con il peso della tradizione e con il desiderio di affermare la propria individualità all’interno di un’arte che richiede assoluta dedizione.
Il film colpisce innanzitutto per la profondità con cui racconta il mondo del kabuki. Lee Sang-il evita qualsiasi approccio didascalico e lascia che siano i gesti, i rituali e la preparazione degli attori a svelare gradualmente la complessità di una forma teatrale fondata sulla trasmissione del sapere da una generazione all’altra. La disciplina quotidiana, la ripetizione instancabile dei movimenti e il rispetto quasi sacrale della tradizione diventano elementi narrativi capaci di dare corpo ai conflitti interiori dei protagonisti.
Le interpretazioni sono il cuore pulsante dell’opera. Il protagonista restituisce con straordinaria intensità il percorso di un giovane costretto a conquistarsi un posto in un ambiente dominato dalle gerarchie familiari e dal peso della discendenza, mentre il suo rivale e compagno rappresenta il volto opposto dello stesso destino: chi nasce con un privilegio deve comunque dimostrare di esserne degno. Il loro rapporto evolve con naturalezza, evitando gli stereotipi del classico racconto di competizione e privilegiando una complessità emotiva che rende entrambi profondamente umani.
Dal punto di vista visivo, Kokuho – Il maestro di Kabuki è un’opera di rara eleganza. La fotografia alterna la sobrietà degli spazi dedicati all’apprendimento all’esplosione cromatica delle rappresentazioni teatrali, dove costumi, trucco e scenografie trasformano ogni spettacolo in un’esperienza di straordinaria bellezza. La macchina da presa osserva con rispetto il lavoro degli attori, soffermandosi sui dettagli dei gesti e delle espressioni, fino a fare del corpo il vero strumento narrativo del film.
Il ritmo è ampio e contemplativo, coerente con la natura del racconto. La lunga durata consente di seguire l’evoluzione dei personaggi nell’arco di molti anni, mostrando come il talento non sia mai sufficiente senza disciplina, rinuncia e dedizione assoluta. Se in alcuni momenti la narrazione può apparire lenta, questa scelta permette al film di trasmettere il senso del tempo necessario per padroneggiare un’arte che richiede una vita intera.
Più che un semplice film sul teatro, Kokuho – Il maestro di Kabuki è una riflessione sul significato dell’eredità culturale e sul prezzo dell’eccellenza. Attraverso il confronto tra tradizione e aspirazione personale, Lee Sang-il racconta il conflitto universale tra il desiderio di essere sé stessi e la responsabilità di custodire ciò che si è ricevuto da chi ci ha preceduto.
Con una regia rigorosa, interpretazioni di grande sensibilità e una straordinaria cura formale, Kokuho – Il maestro di Kabuki si impone come uno dei più raffinati drammi giapponesi degli ultimi anni. Un film che emoziona senza retorica e che offre al pubblico occidentale una preziosa occasione per avvicinarsi a una delle più antiche e affascinanti tradizioni teatrali del Giappone.
| SABATO 01/08 | 21,00 |

