WILLIE PEYOTE – ELEGIA SABAUDA

 

Regia di Enrico Bisi.

Genere Documentario, – Italia, 2025,

durata 94 minuti.

C’è una Torino invernale, avvolta nella nebbia che sale dal Po, e c’è un uomo che prova a mettere ordine tra le parole, come se da quelle dipendesse qualcosa di essenziale. “Willie Peyote. Elegia sabauda” è prima di tutto questo: il ritratto intimo e sincero di un artista che ha fatto dell’ironia, della misura e dell’autenticità la propria cifra distintiva.                                                                                  Il documentario segue Willie Peyote — all’anagrafe Guglielmo Bruno — lungo un periodo cruciale della sua vita, accompagnandolo in un percorso che va dall’inverno del 2023 fino all’approdo simbolico al Festival di Sanremo. Non è però il traguardo a essere al centro del racconto, quanto il viaggio: fatto di prove, concerti, incontri e momenti quotidiani.                                                                  Ne emerge la figura di un artista lontano da ogni costruzione artificiale. Willie si racconta con disincanto e autoironia, rifiutando etichette e definizioni facili. È proprio questo atteggiamento a renderlo profondamente contemporaneo: un equilibrio sottile tra leggerezza e pensiero, tra sarcasmo e consapevolezza.                                                                                                                                                   Il film evita qualsiasi tono celebrativo e sceglie invece una dimensione più raccolta, quasi domestica. La macchina da presa si muove con discrezione, restituendo frammenti di vita: dialoghi con i genitori, confronti con i fan, momenti di riflessione solitaria. In questo continuo scambio si delinea un’identità artistica coerente, in cui la persona e il musicista coincidono senza filtri.                              Al centro di tutto c’è anche Torino, presenza costante e silenziosa. Una città che non è solo sfondo, ma parte integrante del racconto: con il suo carattere riservato, la sua malinconia elegante, la sua capacità di essere disillusa e poetica allo stesso tempo. L’amore di Willie per Torino attraversa il film come una linea emotiva profonda, così come la sua fede calcistica per il Torino FC, che diventa simbolo di una fedeltà ostinata, quasi sentimentale.                                                                       “Elegia sabauda” costruisce così un racconto senza forzature, lontano dai meccanismi dello spettacolo più rumoroso. Non ci sono picchi drammatici, ma una continuità fatta di piccoli gesti, dubbi, fragilità. Il film non nasconde le incertezze: il rapporto con il successo, la paura di ripetersi, la domanda costante di essere all’altezza. Ed è proprio questa vulnerabilità a rendere il protagonista vicino, riconoscibile.                                                                                                                                   Più che un documentario musicale, “Willie Peyote. Elegia sabauda” è un diario di viaggio interiore. Un racconto che intreccia autoanalisi e ironia, cronaca e confessione, restituendo il ritratto di un artista che continua a interrogarsi, a mettersi in discussione, a cercare un equilibrio tra ciò che è e ciò che racconta.                                                                                                                                                  In un tempo dominato dall’esposizione e dalla costruzione dell’immagine, questo film compie un gesto semplice ma radicale: scegliere l’autenticità. Ed è proprio in questa scelta che risiede la sua forza più profonda.

MERCOLEDI’          06/05

21,00