SARAJEVO SAFARI

SARAJEVO SAFARI

Regia di Miran Zupanic

Genere Documentario – Slovenia, Bosnia-Herzegovina, 2025,

durata 75 minuti

 

Con Sarajevo Safari (2022), il regista sloveno Miran Zupančič realizza un documentario duro, controverso e profondamente disturbante, che riporta l’attenzione su uno degli episodi più oscuri e discussi legati all’assedio di Sarajevo (1992–1996). Il film ha avuto una forte risonanza internazionale proprio per la gravità delle accuse che mette in scena e per le testimonianze raccolte.Il documentario esplora la presunta esistenza di un fenomeno definito “human safari”: ricchi stranieri che, secondo diverse testimonianze e ricostruzioni investigative, avrebbero pagato per poter sparare contro civili nella città assediata, dalle posizioni sulle alture controllate dalle forze serbo-bosniache.
Il film non si limita a raccontare i fatti storici dell’assedio, ma concentra la sua indagine proprio su questa ipotesi estrema, affidandosi a testimonianze anonime, materiali d’archivio e ricostruzioni che cercano di dare forma a un fenomeno rimasto a lungo nell’ombra.La forza del film sta soprattutto nel suo approccio: Zupančič non costruisce un documentario neutro o puramente informativo, ma un’inchiesta cinematografica che mette lo spettatore davanti a domande etiche più che a certezze assolute. Il risultato è un’opera che oscilla continuamente tra giornalismo d’indagine, memoria storica e riflessione sul male umano.Dal punto di vista formale, Sarajevo Safari è essenziale, quasi spoglio. Non punta su soluzioni estetiche elaborate, ma sulla parola e sulla testimonianza. Questo minimalismo rafforza l’impatto delle dichiarazioni, lasciando che siano i racconti – spesso anonimi o indiretti – a costruire la tensione emotiva del film.Il tema centrale non è soltanto la guerra, ma la trasformazione della violenza in intrattenimento, o addirittura in “esperienza” per chi non ne subisce le conseguenze. È qui che il documentario diventa particolarmente inquietante: non tanto per ciò che mostra, ma per ciò che suggerisce sull’esistenza di una possibile mercificazione della vita umana in un contesto di guerra.Proprio questa impostazione ha reso il film oggetto di forte dibattito e anche di contestazioni: alcune parti del racconto sono basate su testimonianze non verificabili o su fonti anonime, e questo ha alimentato discussioni sulla sua natura tra documentario d’inchiesta e ricostruzione controversa.Nonostante ciò, Sarajevo Safari ha avuto un impatto significativo, tanto da contribuire all’apertura di indagini giudiziarie in Bosnia ed Erzegovina e in Italia dopo la sua uscita, segno della sua capacità di riaprire domande rimaste sospese per decenni. In definitiva, il film di Zupančič non è un’opera “confortevole” né lineare: è un documentario che inquieta, divide e costringe a confrontarsi con l’idea che la guerra possa generare forme di violenza difficili persino da immaginare. Più che dare risposte, Sarajevo Safari lascia lo spettatore dentro un dubbio morale profondo, che è forse la sua vera ragione d’essere.