Regia di Anders Thomas Jensen
Genere Commedia, Drammatico, – Danimarca, Svezia, 2025,
durata 116 minuti
Con Mio fratello è un vichingo (Den sidste viking), Anders Thomas Jensen torna al cinema che lo ha reso uno degli autori più originali del panorama europeo: una miscela di commedia nera, noir, assurdo e profonda umanità. Ancora una volta il regista danese costruisce una storia popolata da personaggi eccentrici e feriti, capaci di far ridere e commuovere nello stesso momento.
La vicenda segue Anker, un ex rapinatore appena uscito di prigione dopo quindici anni, deciso a recuperare il bottino della rapina nascosto dal fratello Manfred. Il problema è che Manfred vive ormai in un universo tutto suo, in cui la memoria si intreccia con fantasie, tra miti vichinghi e identità immaginarie. Quella che potrebbe sembrare la premessa di un thriller criminale diventa presto un viaggio nei traumi familiari, nella fragilità mentale e nella difficoltà di ricostruire i legami spezzati.
Il punto di forza del film è la scrittura di Jensen, capace di alternare dialoghi irresistibili a momenti di autentica malinconia. L’umorismo è spesso spietato, persino politicamente scorretto, ma non scade mai nella gratuità: serve piuttosto a raccontare personaggi incapaci di adattarsi a un mondo che li ha lasciati indietro. Le situazioni grottesche convivono con improvvise esplosioni di violenza e con una tenerezza che emerge senza sentimentalismi.
Straordinaria la prova di Mads Mikkelsen, che offre una delle interpretazioni più insolite della sua carriera. Il suo Manfred è buffo, vulnerabile e imprevedibile, un uomo smarrito che suscita continuamente il sorriso e la compassione. Al suo fianco Nikolaj Lie Kaas costruisce un perfetto contraltare: più razionale in apparenza, ma altrettanto segnato dalle ferite del passato. La chimica tra i due attori regge l’intero film e rende credibile il rapporto tra due fratelli incapaci di comunicare, ma impossibilitati a separarsi.
Dal punto di vista visivo, Jensen conferma il suo stile asciutto e rigoroso. La fotografia nordica, dai toni freddi, accentua il senso di isolamento dei personaggi, mentre il ritmo alterna scene contemplative a improvvise accelerazioni narrative. La colonna sonora accompagna con discrezione una storia che oscilla continuamente tra commedia e tragedia.
Mio fratello è un vichingo non è un film per tutti. Il suo umorismo surreale e il gusto per l’assurdo possono disorientare chi cerca una narrazione tradizionale. Tuttavia, proprio questa libertà narrativa rappresenta il suo fascino maggiore: Jensen riesce a trasformare una storia di criminali maldestri in una riflessione sulla memoria, sull’identità e sull’affetto familiare.
In definitiva, Mio fratello è un vichingo è una delle opere più riuscite del regista danese, capace di fondere comicità, dramma e poesia con una naturalezza rara. Un film che diverte, sorprende e, senza mai cercare facili emozioni, lascia nello spettatore un senso di dolce malinconia. Per gli amanti del cinema nordico e delle commedie nere intelligenti rappresenta una visione assolutamente consigliata.
MERCOLEDI’ 22/07 |
21,00 |

